Una breve risposta a ilBuffone,
Ho impiegato giorni per questa robaccia sul matrimonio! Uhm… rileggi una seconda volta con più attenzione all’aspetto della natura della volontà. Comunque, c’è solo un’ipotesi in cui è possibile che il corpo è suscettibile di «passaggio a terzi mediante transizione». Precisamente il caso dello scambio di una sua parte. Ad esempio la vendita (o la donazione, purché immediata) di un organo. Sottolineo che c’è una differenza abissale fra la prostituta e chi vende un organo. Chi vende un organo trasferisce l’intera proprietà ad un terzo. Al contrario, prostituta non trasferisce assolutamente la proprietà del suo corpo – e ne è ben consapevole, come potrai scoprire intervistando qualsiasi pornostar. Se così non fosse, si tratterebbe una vendita in schiavitù: una cosa impossibile. Infatti, se ella pagasse per essere schiava per un’ora di qualcuno, la sua stessa condizione di schiava implicherebbe che tutti i suoi averi sono parte del patrimonio del suo padrone. Ma, essendo egli stesso colui che ha pagato il prezzo della schiavitù, non vi sarebbe un contratto: il sedicente “padrone” pagherebbe a se stesso per avere in schiavitù un’altra persona. Molto più semplicemente la prostituta vende il mero diritto a delle ben circoscritte prestazioni implicanti l’uso del proprio corpo. Se ad esempio Tizio paga 25 € per un pompino, da questi soldi (una proprietà) in cambio del diritto ad introdurre il suo pene nella bocca della squinzia e ricevere una serie di stimolazioni tramite lingua e labbra. E’ una proprietà? Sì, nel senso che è un “titolo reale” (accesso alla bocca tramite pene) sommato ad una prestazione (prestazione non fungibile, per l’esattezza, dello slinguazzamento – anch’essa riconducibile all’uso delle due risorse scarse corpo e tempo e dunque ad una proprietà) e perciò deducibile in un contesto sinallagmatico. Ma questo non significa certo che tizio abbia comprato la «proprietà assoluta» della bocca e della lingua della prostituta! Non è possibile perché le leggi di natura fanno sì che ad ogni corpo corrisponda una ed una sola mente e vice versa. Se così non fosse, chiunque riuscirebbe a controllare le azioni di ciascun altro. Ma fatto stesso che io non sia d’accordo con te significa che è la mia tesi ad essere corretta. Quindi – con tutto il rispetto per una persona che seguo e stimo – è un grossolano errore sostenere che con il matrimonio si possa vincolare il corpo! Ricorda che, se al momento della stipulazione del contratto tra Tizio e la prostituta non è stata inglobata la clausola d’esecuzione (in questo caso possibile perché), essa si può rifiutare di eseguire la prestazione pompinara. Le sarà sufficiente restituire i soldi, poiché l’eventuale sottrazione rappresenterebbe un furto. Ma il marito in fuga perché mai lederebbe la proprietà della moglie? Dove? Come? Perché? C’è una seconda cosa. Non capisco perché tu faccia una distinzione fra la volontà in fatto d’amore (riconoscendo ovviamente che esso non sia una proprietà) ed una volontà in merito all’esecuzione delle «prestazioni coniugali»? Che differenza fa? Si tratta sempre di una condizione della mente. Ritengo errato anche parlare di «volontà futura proprietaria o meno». La volontà non è che una condizione specifica della mente: una sola parte di essa. A rigore sarebbe la mente stessa nella sua integrità ad essere padrona del corpo. Ma senti qui, il bello è che essa continuerebbe ad esserlo anche contro la tua stessa volontà. Pensa. Tu non lo sai, ma io mezz’ora fa – per dimostrarti il tuo errore nell’interpretare il mio post – ti ho regalato la mia volontà. Non sto scherzando. Ora la volontà della mia mente è cosa tua. Ebbene, come ti spieghi che, nonostante questo grave handicap, io stia scrivendo liberamente contro le tue tesi? Esattamente, come ho scritto, un contratto in cui si preveda la coercibilità della volontà sarebbe nullo per impossibilità dell’oggetto del contratto. Ed è questo il bello della faccenda. In mancanza di coercizione statale, l’unica libertà che mancherebbe sarebbe proprio la libertà di rinunciare alla propria libertà. Pensaci un attimo. Cos’è per noi la «libertà»? Il potere disporre a piacimento – secondo la propria volontà – del proprio corpo. Qualsiasi altra ipotesi, non sarebbe né libera né cosciente, e dunque non più volontà. Quindi, i casi sono due. (a) Voglio fare X (la mia volontà è X) ma, sotto la minaccia di un uomo grosso e cattivo, eseguo Y senza capire minimamente il perché. Questa ti pare libertà? Il secondo caso (b) Voglio fare X e faccio X. Ma se decido di fare Y anziché X, allora non faccio altro che vivere una condizione di volontà Y. Che problema c’è? Corpo mio, volontà mia! Per me il contesto libertario deve essere come prima cosa morale, cioè essere rispettoso al cento per cento de diritto di proprietà di ogni uomo. Va detto che, anche io, nella stesura dell’articolo mi sono bloccato più volte per risolvere lo stesso problema che tu ora ti poni. Finora ho ribattuto a ciò che ritengo errato nella tua teoria. Ma sono d’accordo con te su un punto (come ho scritto… mannaggia leggete bene prima di discutere – sono sensibile e mi dispiaccio di queste cose). Qualora, nel contesto delle prestazioni personali non fungibili in ambito matrimoniale (immagino che ti riferisca a questo con l’espressione «obblighi coniugali» presa dal codice incivile) si trovasse il modo di inserire due serie di proprietà (come la questione dei “titoli reali” di Tizio e la bagassa) vincolabili reciprocamente con clausola esecutiva, allora si potrebbero introdurre volontariamente dei disincentivi alla propria libertà di secessione futura. Ma mai, e sottolineo, mai la rinuncia assoluta al diritto di recedere. Ma, se io pagassi dei soldi alla mia donna affinché rimanga per sempre al mio fianco, questo presupporrebbe che ella abbia una proprietà separata dalla mia. A quel punto, dove starebbe il matrimonio? Non farei altro che comprarmi giorno per giorno il diritto a fottere e a mangiare le buone pietanze da lei preparate! Ma tu, sinceramente, ce lo vedi qui un matrimonio? Lasciamo queste storiacce ai preti e buonanotte. Comunque, non santificando troppo la famiglia. Si tratta sempre di una comune: se tutto è di tutti nessuno può comprare qualcosa da uno degli altri. Quindi neppure i “doveri coniugali”. In conclusione, sottolineo che ritenere vincolanti le promesse è sempre sbagliato perché, essendo ogni uomo padrone di se stesso e dunque la proprietà l’unico diritto dell’uomo, gli unici contratti validi sono quelli in cui vi è scambio di proprietà. Se così non fosse ogni promessa potrebbe essere ritenuta obbligo. Quindi, basterebbe ritirare il certificato elettorale per garantire allo stato la propria fedeltà eterna. Non vorrai mica questo? Credo di essere stato ulteriormente chiaro. Comunque, compatibilmente con la scarsità del mio tempo, hai tutta la mia disponibilità qualora volessi confrontarti su qualsiasi questione (magari ampliando il discorso alla servitù volontaria in generale, più che soffermandoci su questa pallosa storia del matrimonio!). Continua a visitare il mio blog e a sottopormi polemiche costruttive. Fra noi è sempre un piacere, ciao.










